7 Metodi per andare d’accordo con i colleghi (e ritrovare la serenità a scuola)

7 Metodi per andare d’accordo con i colleghi
(e ritrovare la serenità a scuola)

Immagine di Autore: Gian Pietro Scuccato

Autore: Gian Pietro Scuccato

Vieni qui, siediti un attimo. Metti giù quel registro e prenditi cinque minuti per noi. Lo vedo dalla tua faccia che c’è qualcosa che non va, e so già di cosa si tratta. 

Non sono i bambini, vero? 

Con loro trovi sempre una quadra. Il problema è “quella collega”….

Diciamocelo chiaramente: possiamo lavorare nella scuola migliore del mondo, avere aule luminose, una dirigenza illuminata e progetti meravigliosi, ma basta anche un solo collega difficile per rovinare tutti i nostri piani e, soprattutto, la nostra serenità.

Ti torna?

È come quando fai una passeggiata in montagna. La giornata è splendida, il cielo è azzurro, sei circondata da boschi magnifici, l’aria è frizzante e profumata.

All’improvviso, metti il piede su un rovo e una spina ti si conficca nel tallone. 

Dove va a finire tutta la tua attenzione? Al cielo azzurro? Ai boschi? No. 

Quali sono le tue spine?

Tutta la tua consapevolezza, tutto il tuo mondo si riduce a quella minuscola spina nel piede. Il paesaggio scompare, esiste solo il dolore.

 

Con i colleghi difficili facciamo esattamente la stessa cosa. Abbiamo cento motivi per essere felici a scuola, ma focalizziamo tutta la nostra energia su quella “spina”.

Ma deve andare sempre così? Il nostro benessere è veramente così dipendente dal comportamento degli altri? Beh, ho una notizia buona e una cattiva. 

 

Partiamo da quella cattiva. 

La cattiva notizia è che il mondo non va come vuoi tu. Il mondo ha le sue leggi e, se ti aspetti di essere felice e serena solo quando tutto sarà perfetto, mi dispiace deluderti ma non accadrà mai, proprio perché la sofferenza e l’impermanenza sono parti integranti di questa vita.

La bella notizia è che, se lo vuoi, niente e nessuno può rovinare la tua calma e la tua centratura interiore. 

 

Trasformando la tua mente in una fortezza, puoi attingere sempre e ovunque alla tua sorgente di gioia interiore. 

È lì che ti aspetta, pronta a darti quell’intuizione per migliorare te stessa e dare il tuo contributo al mondo.

E in che modo lo Yoga ti può aiutare a trovare il tuo centro? Lo Yoga non è solo fare belle posizioni sul tappetino: è uno strumento potentissimo per addestrare la mente a vedere la spina all’interno di un quadro molto più ampio, dove toglierla non è la meta finale, ma il frutto di un processo di pensiero evolutivo orientato a ridurre la sofferenza nel mondo, compresa la tua.

Lo Yoga ci insegna dunque a trasformare gli ostacoli in opportunità di crescita. Se lo vuoi, quella collega che ti infastidisce può diventare una vera e propria palestra di vita per sviluppare quelle che in ambito pedagogico chiamiamo competenze trasversali.

Pensaci bene. Le competenze trasversali, a differenza di quelle tecniche, si allenano solo attraverso i problemi

 

L’arte della pazienza non si impara sui libri, ma da tutti quei colleghi che continuano a metterti i bastoni tra le ruote. 

Da questo punto di vista i tuoi peggiori colleghi sono anche i tuoi migliori maestri di vita: chi altro, se non loro possono insegnarti l’arte della pazienza ?

Volontà, pazienza, disciplina e padronanza di sé sono tutte meravigliose competenze che si apprendono solo vivendo le infinite opportunità (sotto forma di problemi) che la vita ci presenta.

Oggi voglio quindi condividere con te 7 metodi concreti che ti aiuteranno a partire a settembre col piede giusto, gli stessi che utilizzo personalmente per gestire le relazioni difficili e sono

  1. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo
  2. Comprendi l’intento positivo
  3. Non cedere alla rabbia
  4. Coltiva i semi bianchi
  5. Evita l’amicizia
  6. Vai dritta al punto
  7. Crea Sinergia

1° Metodo: Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

Immagina di essere a teatro. Sul palco c’è un burattino che fa cose terribili, recita una parte cattiva che non ti piace ascoltare. Se tu ti arrabbiassi, a chi ti rivolgeresti? 

Urleresti contro il pezzo di legno o cercheresti con lo sguardo il burattinaio nascosto dietro le quinte?

Il problema non è il burattino, ma il burattinaio nascosto, e questo vale anche per le relazioni difficili.

Purtroppo tutti noi (chi più chi meno), siamo vittime di una mente non addestrata. Quando la mente non è guidata dalla consapevolezza, viene dominata da tre terribili burattinai interiori: paura, egoismo e lussuria (intesa come brama e desiderio incontrollato).

Ti faccio degli esempi concreti. 

Quella tua collega che ti parla sempre sopra in riunione per sminuire i tuoi progetti… non ce l’ha con te. È semplicemente mossa dal burattinaio dell’egoismo e dalla paura.

Vuole sentirsi importante perché, sotto sotto, è dominata dalla paura di non valere abbastanza.

Oppure quell’altro collega che non condivide mai nulla con te, ma quando si tratta di chiederti sfacciatamente qualcosa non si tira mai indietro: anche qui il “burattinaio” è la paura di valere meno di te, che si traduce in atteggiamenti volti a creare un divario relazionale e professionale.

La soluzione? 

Medita su come questi burattinai interiori agiscono, prima di tutto, nella tua vita.

Impara a riconoscerli dentro di te e, uno ad uno, trasformali, abbracciali. 

Lo so, non è una soluzione facile, ma è l’unica che può portarti a realizzare qualcosa di meravigliosamente yogico: “Essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

Per quanto i tuoi colleghi possano farti sentire a disagio, la soddisfazione interiore di diventare ciò che desideri veramente Essere🌈 supererà ogni difficoltà relazionale, perché ti concentrerà sull’unica cosa di cui hai il pieno controllo: te stessa.

Mentre i colleghi, la scuola, il dirigente, i bambini e i genitori sono fattori fuori dal tuo controllo, il tuo modo di pensare e i tuoi comportamenti sono totalmente nelle tue mani. 

È su questi che puoi (e devi) fare leva: cambiando piccole sfumature nel tuo modo di pensare e di agire, puoi trasformare situazioni esterne apparentemente senza via d’uscita.

 

In altre parole, tu sei la chiave del cambiamento che vuoi vedere all’esterno, a patto di non cadere nel tranello delle aspettative. Se agisci solo per vedere un cambiamento negli altri, sarai felice quando le cose andranno bene e demoralizzata quando andranno male. Questi alti e bassi sono alimentati da ciò che nel metodo Yoga in Classe chiamiamo “ Motivazione del Burattino”, ossia agire prima di tutto per avere riconoscimenti esterni che a volte arrivano a volte no e ti tengono schiava dei risultati.

Per ovviare a questo problema ti do un semplice consiglio: 

Fissa obiettivi ambiziosi, compi sforzi costanti e riduci al minimo le tue aspettative.

Il vero salto di qualità avviene sugli obiettivi ambiziosi e sullo sforzo costante, non sulle aspettative.

Quando fai questo salto di consapevolezza, capisci che sei tu la soluzione: grazie ai tuoi piccoli e costanti sforzi hai il potere di cambiare “un granello alla volta” il mondo attorno a te. 

Grazie ai difetti dei tuoi colleghi, inizi a vedere i tuoi e trasformando te stessa inizi ad agire silenziosamente sul mondo.

Emerson era solito dire: “Ciò che sei urla più forte di quello che dici“. Parti da te stessa e non fallirai mai.

Lo so, partire da te, non è sicuramente la soluzione più facile per gestire un collega difficile, almeno nel breve periodo, ma è un passo fondamentale che puoi scegliere di fare se vuoi trasformare in opportunità una situazione difficile.

In questo modo, smetti di orientare rabbia, delusione e insoddisfazione verso i tuoi colleghi “burattini” e impari a vedere i “veri comandanti interiori” che tirano i fili dentro di te e negli altri.

 

Grazie a questa profonda comprensione, al posto della rabbia nascerà in te un’emozione sublime: una vera compassione per te stessa e per gli altri, che ti darà la forza di incarnare il cambiamento che desideri vedere attorno a te.

Sii dunque il cambiamento che vuoi vedere nel mondo e lascia che il tuo esempio faccia il resto.

2° Metodo: Comprendi l’intento positivo

Questa è difficile da digerire, lo so, ma seguimi: per quanto i tuoi colleghi ti facciano soffrire, sappi che (dal loro punto di vista) il loro intento è sempre positivo.

Il segreto per gestire i comportamenti difficili e frustranti dei colleghi sta nel separare l’intento dalla strategia (il comportamento). Prendi l’esempio di un ladro. Perché un ladro ruba? Magari per sfamare la propria famiglia, per sentirsi potente e al sicuro, o per avere un tetto sulla testa.

Il suo intento positivo può essere quello di sfamare se stesso e la sua famiglia. La strategia che utilizza invece, (rubare, fare del male agli altri) è disastrosa e dannosa.

A scuola accade lo stesso. La collega che controlla ossessivamente il tuo lavoro (strategia disfunzionale) potrebbe avere come intento positivo quello di garantire che la recita di fine anno sia perfetta perché teme il giudizio dei genitori.

Indagando con il dialogo empatico l’intento positivo che sta dietro all’agire dei tuoi colleghi (il perchè …), puoi porre le basi per trovare con loro strategie pratiche e funzionali che portino ad azioni concrete capaci di supportare con maggiore efficacia l’intento positivo.

 

Potrai così aiutare i tuoi colleghi a raggiungere i loro intenti positivi ma con strategie più funzionali.

Che relazione c’è tra l’intento positivo e i nostri burattinai interiori? In realtà sono le due facce della stessa medaglia. 

 

Desiderare di sentirsi importanti (intento positivo), è anche lo stesso burattinaio che può spingere un insegnante a controllare o manipolare i propri colleghi con modalità disfunzionali e irrispettose.

 

Detto questo, non possiamo svincolarci dai nostri “burattinai interiori”, ma riconoscendo i nostri intenti positivi possiamo scegliere in che modo soddisfarli.

Ciò che fa davvero la differenza quindi, non è tanto il burattinaio che ci sta comandando ma la consapevolezza di quest’ultimo e la strategia che mettiamo in atto per soddisfarlo.

Comprendere i nostri profondi perché che ci portano ad agire fa parte del nostro cammino di autoconsapevolezza.

Giusto o sbagliato, non risiede nell’intento (che è sempre positivo) ma nella qualità della strategia che adottiamo per soddisfarlo.

Una buona strategia porta sempre pace, armonia e gioia a noi e agli altri.

Una strategia inefficace porta invece caos, disarmonia e sofferenza.

L’insegnante che si prodiga giorno e notte per fare la differenza nella vita dei suoi studenti e la collega che pensa a come mettere i bastoni tra le ruote al team condividono, nell’ombra, lo stesso intento positivo: sentirsi importanti o al sicuro.

Solo il tempo dirà chi avrà ragione, anche se la storia ce lo insegna: il modo più efficace e sostenibile per sentirci veramente importanti è sempre e solo uno: aiutare il prossimo.

 

Dunque, quando vedi comportamenti disfunzionali, prima di alzare la voce e imbracciare la spada per fare giustizia, cerca di capire l’intento positivo che c’è dietro agli atteggiamenti dei tuoi colleghi: ti darà la corretta visione (e compassione) per agire in modo efficace ed empatico.

 

Quando ti ritrovi davanti un collega che si comporta in modo disfunzionale, per prima cosa cerca di capire il suo intento positivo e parti da quello per costruire con lui una nuova e più efficace strategia.

3° Metodo: Non cedere alla rabbia

Diciamolo in tutta onestà: quando siamo in uno stato alterato, quando “si chiude la vena”, diamo il peggio di noi. Diciamo cose di cui ci pentiamo e distruggiamo mesi di diplomazia in cinque secondi netti.

 

Le relazioni sono come meravigliose sfere di cristallo: una volta rotte, è difficile tornare indietro.

Certo, anche le relazioni si possono riaggiustare, ma difficilmente una sfera incollata torna liscia e trasparente come quando era “nuova”.

Nella cultura orientale esiste l’arte del Kintsugi, la tecnica di riparare gli oggetti rotti impreziosendoli con l’oro. Anche se è bellissima nella teoria, ricordati che le persone non sono oggetti.

Ognuno ha il proprio vissuto emotivo e il proprio orgoglio: quando si accumulano traumi e ferite relazionali, non è semplice lavorare sul passato per risanare il futuro. 

Questo non significa che il principio del Kintsugi non si possa applicare alle relazioni, ma richiede un lavoro interiore enorme da entrambe le parti, sostenuto da una forte motivazione condivisa nel salvare il rapporto.

Personalmente l’ho visto mettere in atto solo da una coppia (sposati da 25 anni) che per amore dei loro figli hanno fatto un grande lavoro su se stessi per non separarsi.

 

Le relazioni quindi sono come meravigliose sfere di cristallo: una volta rotte, è difficile tornare indietro. Certo, si possono riaggiustare, ma difficilmente una sfera incollata torna liscia e trasparente “come nuova”.

Quindi, vista l’importanza di avere belle relazioni (anche al lavoro), è importante essere proattivi e fare tutto il nostro possibile per prevenire situazioni di aperto litigio.

 

Per farlo devi controllare la tua rabbia e ti consiglio la soluzione pratica STOP.

Quando senti che il respiro si fa corto, il cuore batte forte e ti senti alterata, metti in atto un metodo per gestire le emozioni intense. La tecnica STOP prevede quattro fasi:

  • Stop (S): Fermati fisicamente e allontanati dalla situazione critica per evitare reazioni impulsive. All’inizio l’emozione è più forte del pensiero razionale.
  • Tranquillizzati (T): Fai respiri profondi e lenti o dedica qualche minuto a un’attività fisica (come fare due passi) per calmare il corpo e, di riflesso, la mente.
  • Opzioni (O): A mente fredda, analizza l’intento positivo tuo e del tuo collega, le soluzioni costruttive e valuta più opzioni per risolvere il problema alla radice scegliendo quella che porta Pace. Quindi
  • Pace (P): Agisci con lucidità per riportare armonia e pace nella relazione.

Piccolo esercizio: prova ora a chiudere gli occhi e a visualizzarti mentre metti in pratica la tecnica STOP con una persona con cui hai un rapporto difficile.

Vedrai che non sarà semplice nemmeno nell’immaginazione, ma è il primo passo per addestrare la mente nella giusta direzione.

4° Metodo: Coltiva i semi bianchi

Immagina che ognuno dei tuoi colleghi abbia un orticello emotivo invisibile. Quando fai qualcosa di buono per loro con il disinteressato intento di aiutarli, è come se seminassi nel loro terreno i semi della fiducia.

Molti insegnanti pensano: 

“Se la aiuto sempre, se le passo le mie schede o le tengo la classe mentre va in bagno, si approfitterà di me!”

Questo sentirsi “sfruttati” nasce da una visione parziale. In realtà, quando fai del bene ai tuoi colleghi senza aspettarti nulla in cambio, stai facendo un profondo lavoro su te stessa: stai ripulendo la tua mente dall’egoismo e stai sviluppando la vera Leadership.

A ben guardare, la prima beneficiaria del tuo aiuto sei tu.

Proprio come le api sono attratte dal nettare, i colleghi verranno naturalmente da te perché vedranno nella tua disponibilità qualcosa di raro e autorevole. A tempo, luogo e circostanza opportuni faranno altrettanto, perché la gentilezza è molto più contagiosa del rancore.

Essere disponibili e generosi è prima di tutto una scelta consapevole ma anche “egoistica” perché il bene che facciamo prima o poi ci tornerà indietro con gli interessi.

Il tempo investito per queste azioni virtuose prende il nome, nella tradizione buddista, di “Semi Bianchi”: azioni pure che come semi germogliano portando beneficio a te e a tutte le persone che ti stanno attorno.

 

Un collega sollevato dal tuo aiuto mostrerà un sorriso a qualcun altro, che a sua volta farà lo stesso con altri ancora… e il bello di tutto questo è che non potrai mai vedere dove va a finire il tuo Amore.

Inoltre, questi semi bianchi hanno il potere di rendere la tua mente più calma, cristallina🌈 e adatta alla pratica meditativa.

 

Ma cosa fare quando i colleghi ti chiedono continuamente di sostituirti a loro? C’è un limite alla generosità?

Essere generosi non significa essere sprovveduti. 

 

Di volta in volta, è fondamentale stabilire confini sani, valutando quanta energia hai a disposizione e l’effettiva utilità del tuo intervento.

Ricordati che la prima persona di cui devi prenderti cura sei tu: se la mamma leonessa non sta bene, non potrà proteggere i suoi cuccioli. 

 

Questa è una legge della natura da non sottovalutare. Possiamo donare energia ed entusiasmo ad altri solo se li custodiamo dentro noi stessi.

Possiamo dare un euro ad una persona solo se quell’euro ce lo abbiamo in tasca.

 

A volte il modo migliore di aiutare i colleghi è semplicemente prenderci cura di noi stessi, altre volte lasciarli fare da soli e altre volte ancora dare un supporto completo.

 

Usa la tua intelligenza, salvaguarda il tuo benessere e valuta sempre la scelta migliore per il bene comune.

Coltiva con costanza i semi bianchi (anche con te stessa). I tuoi gesti di gentilezza si propagheranno e la tua soddisfazione interiore crescerà costantemente. 

L’amore genera amore.

5° Metodo: Evita l’amicizia

Lo so, se fossi qui davanti a me mi guarderesti con perplessità. Ti ho parlato finora di fare del bene, comprendere il punto di vista dell’altro ed essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, e ora ti dico di evitare l’amicizia🫢?

Questo è il punto più delicato e so che può sembrare controintuitivo, ma prestami attenzione. Quando dico “evita l’amicizia”, non intendo dire che devi diventare rude o fredda. Intendo dire che è opportuno mantenere il giusto distacco professionale per concentrare gli sforzi su chi conta davvero: i bambini.

Con i colleghi è fondamentale sintonizzare la relazione attorno ai processi, alla didattica e al modo di far crescere una nuova generazione di studenti consapevoli. Per farlo, però, occorre rinunciare a quella che definisco “amicizia da bar”.

Ti faccio un esempio per chiarire il mio punto di vista (che sei liberissima di non condividere). Se dovessi subire un intervento chirurgico, preferiresti che l’équipe medica sia composta da professionisti estremamente competenti o da un gruppo di grandi amici che chiacchierano del più e del meno durante l’operazione?

La verità è che vorresti personale altamente specializzato e competente, in grado di svolgere l’intervento al meglio e senza intoppi.

Ti torna? Se poi sono anche amici, tanto meglio per loro, ma non è il fattore primario che ti interessa: tu punti al risultato.

Questo principio vale anche a scuola. I genitori non cercano insegnanti che siano “amiconi” tra loro; desiderano vedere i propri figli crescere e migliorare ogni giorno.

La tua energia a scuola è una risorsa preziosa e va canalizzata su ciò che conta davvero: gli studenti. Essere “l’amica del cuore” di tutti non è un bisogno dei bambini, né dei genitori.

Inoltre, sai qual è il rischio dell’amicizia informale in ambito lavorativo? Quando la relazione diventa troppo personale o viscerale, diventa difficilissimo darsi feedback franchi. Se una cara amica sbaglia approccio con un alunno, rischi di non dirglielo per paura di rovinare il rapporto. Ma l’assenza di confronto sincero blocca la crescita professionale dell’intero team.

Il modo migliore per dimostrare un rispetto autentico e costruttivo ai colleghi è mettere i bambini al primo posto.

Focalizza la tua energia nel creare insieme ai tuoi colleghi un programma educativo unico ed efficace e vedrai che il rapporto con loro evolverà ben oltre l’amicizia superficiale, perché sarà fondato sul senso del servizio e non sull’interesse personale o sulla ricerca di approvazione.

Lavorando con dedizione per i tuoi studenti, costruirai con i colleghi alleanze solide e reali, basate sulla condivisione di valori profondi e non sugli sbalzi emotivi del momento.

Quindi “evita l’amicizia da bar” e focalizzati nel creare qualcosa di unico e meraviglioso con i tuoi colleghi che faccia la vera differenza nella vita degli studenti.

6° Metodo: Vai dritta al punto

Se stai applicando il metodo precedente, questo passaggio diventa naturale. 

Quando c’è qualcosa che non va, non tacere. Il non detto è il peggior veleno perché logora a lungo andare i rapporti. 

Il primario che vede un infermiere sbagliare, non sta zitto: interviene per un fine più grande: la salute del paziente.

 

Parla apertamente ma sempre con i dovuti modi 😉.

I feedback sinceri sono lo strumento principale per migliorare le dinamiche del tuo team, ma per essere efficace devi seguire regole precise di comunicazione:

1-Sii oggettiva: elimina dal tuo vocabolario aggettivi giudicanti o offensivi. Evita frasi come “Sei disorganizzata”, che suonano come un attacco personale.

2-Attieniti ai fatti: di fronte a fatti concreti e misurabili, non ci sono smentite né offese. I fatti devono essere la bussola della tua comunicazione. Invece di dire “Sei disorganizzata”, prova con: “Oggi, al cambio d’ora, i materiali di pittura non erano pronti e i bambini si sono innervositi”. È un dato oggettivo.

3-Parti dalla fine: un feedback non deve essere un lamento sterile, ma la premessa per un piano d’azione. Parti sempre dal risultato che desideri e chiediti: cosa dovrei vedere o sentire per dire che il problema è stato risolto?

 

Se la meta non è chiara a te, figuriamoci se lo è per il tuo collega.

Definite insieme l’obiettivo e stabilite un piano concreto per raggiungerlo: impegnandovi ad agire sui processi farete parte della soluzione.

Ricorda: concentrati sui processi, non sulle persone. Quando orienti l’attenzione sulle procedure, sei ad un passo dalla soluzione. 

Se invece ti blocchi sui tratti caratteriali dei tuoi colleghi, rischi di non uscirne, perché il carattere altrui è un fattore fuori dal tuo controllo ed è una delle cose più difficili da cambiare.

Quindi vai dritta al punto, comunica in modo efficace e migliora i processi non le persone!

7° Metodo: Crea sinergia

Siamo arrivati all’ultimo punto, per me il più entusiasmante.

La sinergia è quella legge universale della Natura che supera i principi della matematica classica e aggiungerei anche della ragione. In matematica 1+1 fa sempre 2.

Nelle relazioni umane, invece, 1+1 può fare 3, 10, 100… ma anche 0 o -10 (in caso di dissinergia).

Quando due persone lavorano in vera sinergia, generano qualcosa di immensamente più grande della semplice somma dei loro singoli contributi.

Due colleghi in sintonia possono moltiplicare l’impatto del proprio lavoro per 3, per 10 o per 100.

La sinergia tra colleghi ha il potere di portare una scuola anonima di un paese sperduto a diventare una Scuola di eccellenza mondiale.

La natura ce lo insegna: isolati si combinano poche cose, ma unendo le forze si crea qualcosa di straordinario.

Questo vale per il corpo umano (una cellula sola non può fare nulla), ma anche per le comunità scolastiche: con la sinergia il risultato finale è sempre superiore alla somma delle singole parti.

Ma da dove si parte per sviluppare relazioni sinergiche? Il segreto per creare una vera sinergia con i colleghi è partire dai valori fondanti su cui volete edificare la vostra attività educativa. In cosa credete davvero? Immaginate un vostro alunno tra trent’anni: come vorreste vederlo? Cosa farà? In che modo contribuirà alla società?

Chiarire la vostra missione sarà il nucleo fondamentale che orienterà l’intera programmazione didattica… e dovrebbe essere una delle prime attività da fare a Settembre al rientro dalle vacanze.

Partendo dalla meta finale — l’impatto che volete generare sulle generazioni future — potrete scavare insieme un solco profondo, affinché quella visione diventi realtà quotidiana. Concentrandovi sull’essenziale, imparerete a distinguere ciò che è prioritario da ciò che è superfluo, dando una direzione chiara alla didattica e all’intera scuola.

Affinché la sinergia esprima tutto il suo potenziale, occorre che il team condivida un grande ideale educativo: una Stella Polare (come formare cittadini liberi, educare alla pace o sviluppare il pensiero critico) capace di guidare i pensieri, le azioni e il contributo di tutti verso un’unica, meravigliosa direzione.

Un metodo concreto per dare una identità forte ad una comunità scolastica.

Riepilogo

Eccoci arrivati alla fine di questa nostra lunga chiacchierata.

So bene che mettere in pratica questi consigli richiede tempo, energia e molta consapevolezza. È un allenamento quotidiano, una vera e propria disciplina.

Ci saranno giorni in cui ti sembrerà fare grandi progressi e altri in cui ricadrai nei vecchi schemi, magari cedendo al momento alla rabbia o allo sconforto.

Va bene così, non essere troppo severa con te stessa. Ricorda che il potere più grande che possiedi non è quello di cambiare i colleghi, ma quello di trasformare te stessa e il modo in cui rispondi alle situazioni.

Quando impari a spostare l’attenzione dalla “spina nel piede” alla vastità di opportunità che hai di fronte, ti rendi conto di avere già dentro di te tutto ciò che serve per trasformare le relazioni professionali in un cammino di crescita interiore.

 

Per aiutarti ad avere questi concetti sempre a portata di mano, ho preparato un breve riassunto pratico. Puoi stamparlo e conservarlo nell’agenda o sulla cattedra: consultalo quando senti salire la tensione, come bussola per ritrovare serenità e centratura.

 

Ti abbraccio forte. Buona pratica, a scuola e nella vita.

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